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19-06-2011
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Ieri, durante l’ottava tappa del Girobio, corridori e direttori sportivi hanno consegnato all’organizzazione due documenti, entrambi sottoscritti.Quello dei corridori è integrato con alcune note a mano che per comodità riportiamo anche in formato word. Non siamo al Giro Bio solo per fare una corsa: siamo al Giro Bio perché vogliamo fortemente questo Giro Bio e ci crediamo. Crediamo in un ciclismo pulito e lo vogliamo fortemente, che non si riempia di parole la bocca ma sfoderi fatti concreti, come quelli che abbiamo visto coi nostri occhi in questi tre anni.Vogliamo che qui non si bleffi: le regole d’ingaggio sono chiare, condivise, applicate. La convivenza quotidiana tra noi ragazzi non è solo una particolarità logistica: garantisce la trasparenza, perché non c’è modo di custodire eventuali segreti. Crediamo nella serietà degli organizzatori: chi ha sbagliato è sempre andato a casa, non si sono mai fatti sconti. È un prezzo da pagare per la nostra credibilità: lo paghiamo volentieri.Crediamo nelle capacità di tutela sanitaria dello staff medico del Giro Bio, al quale affidiamo per dieci giorni la nostra salute: sappiamo di metterci in buone mani. Crediamo nella sportività: quante volte succede, in una gara di vertice, che un direttore sportivo intervenga per aiutare l’avversario più pericoloso del suo pupillo, cambiandogli la ruota forata a giochi della crono ancora aperti? Beh, ad Alba Adriatica è accaduto e ne siamo orgogliosi.Crediamo nella sorveglianza discreta e operosa dello staff: sappiamo che controlli antidoping e valori del passaporto biologico non competono agli organizzatori, ma siamo accanto a loro negli sforzi che prodigano per dare credibilità al nostro sport. E quando arrivano gli ispettori dell’antidoping siamo contenti: contenti di poter dimostrare che le nostre corse, le nostre imprese, le nostre vittorie e sconfitte sono autentiche, trasparenti. Sono il frutto di impegno, sacrificio, voglia di lottare: sono frutto del nostro sudore e non dei farmaci.Il ciclismo deve cambiare, deve sapersi rinnovare ritrovando le sue vecchie radici. Dobbiamo ridare credibilità a questo sport, alle nostre “gesta”. Dobbiamo riuscire a riempire di nuovo le strade di spettatori, come accadeva nel dopoguerra, in un Paese distrutto che vedeva nel ciclismo un movimento di rinascita e di riscatto sociale.Il Giro Bio, con le sue regole, la sua impostazione e l’organizzazione, e anche con la sua “maglia etica”, ci ha dato l’input, lo stampo per ripartire, per farci capire e far capire che un ciclismo diverso, pulito, etico, è possibile. Ne va di noi, del nostro futuro, del futuro del ciclismo. Il Giro Bio ci ha insegnato ad andare in bici senza “ruotine”: adesso sta a noi levarle. Noi ragazzi siamo contenti che l’organizzazione del Giro Bio (assistenza, trasferimenti, alloggi, ristorazione...) sia decisamente migliorata. Al contrario, a dimostrazione della nostra buona fede e voglia di pulizia, ci lamentiamo dei pochi controlli nelle nostre corse e del loro calo rispetto agli scorsi anni. Chiediamo più controlli, in ogni senso: dall’antidoping vero e proprio alla vigilanza stretta, in modo che nessuno possa sgarrare alle regole d’ingaggio. Tanti di noi hanno detto: «Inutile fare i trasferimenti in pullman se poi non ci sono i controlli». L’organizzazione del Giro Bio dovrebbe fortemente appoggiare la nascita e il riconoscimento, da parte della Federazione italiana, di una lega di squadre (come già proposto) che si autofinanzi per un rigido passaporto biologico. Allo stesso tempo, vorremmo che gli organizzatori delle manifestazioni, soprattutto quelle di maggior rilievo, accettassero esclusivamente le iscrizioni dei team e degli atleti che hanno aderito a questa lega.Crediamo nel Giro Bio e invitiamo gli scettici a seguirlo da vicino. Scopriranno che, certo, non è perfetto: però è roba preziosa, non bigiotteria.I concorrenti del Giro Bio 2011 Non siamo al Giro Bio solo per fare una corsa: siamo al Giro Bio perché vogliamo fortemente questo Giro Bio e ci crediamo. Crediamo in un ciclismo pulito e lo vogliamo fortemente, che non si riempia di parole la bocca ma sfoderi fatti concreti, come quelli che abbiamo visto coi nostri occhi in questi tre anni.Vogliamo che qui non si bleffi: le regole d’ingaggio sono chiare, condivise, applicate. La convivenza quotidiana tra noi ragazzi non è solo una particolarità logistica: garantisce la trasparenza, perché non c’è modo di custodire eventuali segreti. Crediamo nella serietà degli organizzatori: chi ha sbagliato è sempre andato a casa, non si sono mai fatti sconti. È un prezzo da pagare per la nostra credibilità: lo paghiamo volentieri.Crediamo nelle capacità di tutela sanitaria dello staff medico del Giro Bio, al quale affidiamo per dieci giorni la nostra salute: sappiamo di metterci in buone mani. Crediamo nella sportività: quante volte succede, in una gara di vertice, che un direttore sportivo intervenga per aiutare l’avversario più pericoloso del suo pupillo, cambiandogli la ruota forata a giochi della crono ancora aperti? Beh, ad Alba Adriatica è accaduto e ne siamo orgogliosi.Crediamo nella sorveglianza discreta e operosa dello staff: sappiamo che controlli antidoping e valori del passaporto biologico non competono agli organizzatori, ma siamo accanto a loro negli sforzi che prodigano per dare credibilità al nostro sport. E quando arrivano gli ispettori dell’antidoping siamo contenti.Crediamo nel Giro Bio e invitiamo gli scettici a seguirlo da vicino. Scopriranno che, certo, non è perfetto: però è roba preziosa, non bigiotteria.I direttori sportivi del Giro Bio 2011 Poi, in occasione dell’ultimo comunicato diffuso in carovana in forma cartacea, l’organizzazione ha espresso il suo sentimento di gratitudine ai ragazzi prima di tutto, e poi a coloro che hanno collaborato con l’asd Girobio alla riuscita della terza edizione del Girobio con una foto scattata lungo il percorso. In allegato il documento originale sottoscritto dai corridori e quello dei direttori sportivi.In allegato il documento pdf con le forme di atleti e corridoriLa foto dei ringraziamenti dell’organizzazione.

Asiago (VI), 19 giugno 2011
Livio Iacovella

Foto:Scanferla

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