OGNI GIOVEDÌ ORE 20,45 SU TELECHIARA E SU CANALE SKY 832 (TVA Vicenza)

Notizie, approfondimenti, servizi video dalle gare, classifiche:
con Teleciclismo sei sempre informato sul mondo del Ciclismo

Articoli

torna indietro
23/04/2010
Foto

INTERVISTA ESCLUSIVA-Enrico Franzoi: io uomo, padre e ciclocrossista

Siamo stati a Isola Vicentina per un’intervista a tutto tondo al simbolo italiano del ciclocross

Di Ilenia Lazzaro



(Isola Vicentina-VI) Il paese è piccolino, alle pendici di una collinetta. Vicenza è a una ventina di Km, l’altopiano di Asiago – dalla parte opposta- comincia a molto meno. E’ una giornata di sole e Enrico Franzoi, uno dei simboli del ciclocross italiano, ci dà appuntamento nella Piazza Centrale di Isola Vicentina, il paese in cui abita con la moglie Elena e il piccolo Matteo. Quando si pensa agl’atleti professionisti, si immaginano grandi macchinoni, lusso e ville megalattiche. Forse perché, gli stradisti più affermati ci hanno abituato a questo. Enrico Franzoi invece, a Isola Vicentina, è una persona come tutte le altre, viaggia con una macchina utilitaria, abita in una graziosa casetta con la famiglia. Tutto qui. Enrico Franzoi, da Mogliano Veneto, campione del mondo Under 23 a Monopoli (2003) e medaglia di bronzo a Hooglede-Gits nel 2007, è rimasto quel ragazzo umile, senza grilli per la testa, cresciuto a pane e ciclismo tra le file del Mogliano prima e della Trevigiani poi.
Uno dei pochi crossisti italiani passato prof negl’ultimi anni – “ Ho riaperto un’era, una speranza per gli atleti che praticano il cross come attività principale”- che ad un certo punto ha dovuto fare una scelta. Buon passista su strada (8° nel 2007 alla Parigi-Roubaix), passato prof ha dovuto far combaciare due attività che- prese singolarmente- valgono già una stagione intera. Bersagliato negl’ultimi anni da problemi fisici, non ha raccolto quanto sperato in nessuna delle due. Eccolo quindi al bivio. Scaduto il contratto con il team Liquigas, decide a gennaio di accasarsi con una delle migliori squadre belghe del ciclocross, la continental BKCP-Powerplus con l’iridato Niels Albert.
“Ho deciso di fare il crossista a tempo pieno- esordisce Franzoi- Ho finito questa stagione invernale che, a causa dei problemi avuti nell’estate 2009, non è andata come speravo. Dopo aver riposato qualche settimana ho ripreso con un programma mirato al ciclocross. Era una decisione che prima o poi dovevo prendere, la BKCP-Powerplus è una squadra che mi è piaciuta fin da subito, io devo tanto al ciclopratismo e valgo molto di più di quello che sono riuscito a dare negl’ultimi anni. Non era possibile conciliare un’attività ProTour su strada con l’intera stagione di ciclocross. Al momento accantono il sogno di disputare da protagonista una grande classica del nord (il suo team è continental) per cercare di dare il massimo nella disciplina che mi ha lanciato e che amo con tutto il cuore”.
Enrico sorride osservando la maglia iridata che fu sua a Monopoli. Lì vicino, campeggia anche l’ultimo tricolore, conquistato aimè, due anni orsono. “Ho già archiviato l’ultimo campionato italiano- afferma- il bilancio che do a questa stagione è diviso in due parti. A causa di un Helicobatter, ho condizionato tutta la preparazione estiva. Fino a novembre comunque, la mia stagione era più che positiva visto le condizioni di partenza. Poi forse ho tirato un po’ troppo e la forma ha retto due mesi, non avendo una buona base alle spalle. Ho stretto i denti. Ci credevo sia per l’Italiano che per il Mondiale. Ma la sfortuna era ancora lì, cadute, forature e una costola rotta prima del Mondiale non mi hanno fatto rendere come speravo”.
- Come imposterai la tua stagione ora?
“ Sono stato in riposo assoluto per due settimane, fino alla metà di marzo. Ho ripreso poi piano piano ad allenarmi. Per fine aprile-primi di maggio è previsto prima un ritiro in Spagna con la squadra, poi l’inizio delle corse. Parteciperò a corse di un giorno e a tappe in Europa, con una puntatina sia agli Italiani su strada che alla prova a cronometro, che si correranno nella mia terra, la marca trevigiana. Farò riposo attivo in luglio, anche se mi piacerebbe partecipare ai Campionati Italiani Mtb Cross-Country, riprenderò con la corsa a piedi- che negl’ultimi anni avevo un po’ accantonato- che è davvero importante per poter fare una buona stagione di ciclocross (mi racconta che l’iridato Stybar prima dei mondiali ha percorso più di 160 km a piedi… n.d.r.). Ad agosto tante gare a tappe per cercare il ritmo, a settembre cominciamo prima con le kermesse poi con la stagione vera e propria..”
- Un team in Belgio, come cambierà la tua vita (di padre ed atleta)? Ti trasferirai all’estero?
“La mia vita resta qui in Italia, con mia moglie Elena, il piccolo Matteo e Isaia, che nascerà a fine aprile. Sono un marito, un padre prima di tutto. Matteo il prossimo anno andrà all’asilo, è giusto che cresca qui, perché qui sono le sue radici. La squadra, da questo punto di vista ha capito fin dall’inizio e mi ha offerto massima disponibilità. Farò su e giù per tutto l’anno. E’ un sacrificio che faccio volentieri, perché la mia famiglia è la mia forza. Loro mi son stati vicini anche nei momenti più duri della mia carriera. E io senza di loro mi vedo perso.”
- Hai qualche rimpianto passato, un sassolino nella scarpa da togliere?
“Rimpianti si, sassolini nella scarpa, sapete come sono fatto…dimostrerò sul campo, coi fatti, chi è Enrico Franzoi. Un rimpianto però ce l’ho..i Campionati del Mondo di Treviso nel 2008. Al Lago le Bandie io ci son cresciuto, mi sono allenato non so quante volte. E Remo.. (Mosole n.d.r.), bhe, è lui che mi ha fatto diventare grande nello sport. Quell’anno feci 13° non correndo per un mese e mezzo a causa di un infortunio..ora penso al 2014, quando ritorneranno lì, tra la mia gente. E’ un conto in sospeso che ho, col mio pubblico e soprattutto, con me stesso”.
- Ciclocross e giovani; hai tanti fans, che consiglio dai loro?
“Sono contento di essere un punto di riferimento per i giovani crossisti in Italia (aggiungiamo anche all’estero visto il grande fans club che ha nei paesi del nord n.d.r. ). Mi piacerebbe, un domani che smetterò, fare qualcosa per il ciclocross, per far capire quanto è bello e propedeutico questo nostro sport. Ai giovani dico di cercare di essere concentrati in gara e non fermarsi alle prime difficoltà. Il cross è uno sport duro ed esige carattere.”
- Ciclocross in Italia, come incentivarlo?
“Proporrei l’inserimento di kermesse estive per attirare l’attenzione dei media, come succede in Belgio e in Olanda. Certe nostre gare danno sicuramente più spettacolo di altri eventi molto più noiosi. Proporrei poi, l’inserimento delle internazionali in coppia e tenendo conto del calendario europeo; è un vero peccato non riuscire a partecipare alle gare “in patria” a causa di spiacevoli concomitanze. Il calendario di cross nei paesi del nord viene fatto molto presto, una sinergia anche con il nostro movimento non farebbe male. Sarebbe un valore aggiunto anche per i nostri atleti, che non hanno la possibilità di correre prevalentemente al Nord.”
 

COMMENTI

SCRIVI IL TUO COMMENTO

Non sono ancora presenti commenti.