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Quest’oggi ci sentiamo di affrontare una argomento un po’ spinoso. Ne abbiamo dato notizia ieri, stamani tutti i giornali ne parlavano. Impossibile fare finta di nulla. Il nome di Franco Pellizotti balza all’occhio in maniera notevole; vuoi perché seguiamo il “delfino di Bibione” fin dagli esordi della sua carriera, vuoi perché è veneto, vuoi perché sicuramente sarebbe partito per il Giro da leader della sua squadra, ed era uno dei più attesi fin dalle prime salite.
Ma Franco in Olanda non ci sarà, in quanto fermato dall’UCI per anomalie nel passaporto biologico. Una “cartella clinica” individuale in cui sono inseriti una serie di dati di un determinato atleta dalla cui analisi comparata può valutarsi l’assunzione o meno da parte sua di sostanze e/o metodi dopanti. Il passaporto biologico è costituito da tre moduli (ematologico, steroideo, endocrinologico). L’unico dei tre però che attualmente risulta essere passato dalla fase di sperimentazione a quella più propriamente esecutiva è il passaporto ematologico, ovvero quello che raccoglie i dati emersi da più campioni di sangue prelevati nel tempo all’atleta. L’utilità del passaporto ematologico è quella di poter rilevare in modo indiretto, sulla base dello scostamento dei valori analizzati sui vari campioni, l’assunzione di EPO, nonché, in generale, ogni forma di trasfusione o manipolazione del sangue.
Ma è bene precisare, come ribadito oggi da un comunicato stampa della Liquigas Sport che allo stato attuale delle analisi le evidenze presentate non paiono poter dimostrare con certezza, a livello scientifico, un comportamento scorretto da parte dell’atleta. Liquigas Sport confida altresì nei chiarimenti che l’atleta Franco Pellizotti fornirà attraverso la sua persona e tramite esperti da lui incaricati.
Ogni volta che esce allo scoperto un caso tutti son pronti a sparar sul ciclismo. Questo sport, che con fatica si barcamena per trovare sponsor, per salvaguardare una credibilità che agli occhi di tutti si sta minando dalla base viene colpita proprio – guarda caso- alla vigilia di un appuntamento importante.
Non scopriamo l’acqua calda se pensiamo che tutti gli scandali più grossi di doping o presunto tale vengono, guarda caso, dichiarati alla stampa alla vigilia o durante lo svolgimento di Giro, Tour, Vuelta, Olimpiadi o Campionati del Mondo. A questo punto ci chiediamo…perché? Perché solo ora?
Chi si vuole colpire? Non il singolo atleta, la squadra, ma addirittura ancora una volta tutto il ciclismo?
Se – ritornando al caso Pellizotti- le presunte alterazioni nei valori fisiologici dell’atleta, risalgono all’estate 2009. Quasi un anno fa. Perché allora questa mancata tempestività dell’informazione? Se la “battaglia al doping” va fatta, come giusto che sia, che senso ha tralasciare così tanto tempo?
L’atleta non poteva essere informato già lo scorso anno?
Prima di lasciarvi con questo interrogativo, vorremo soffermarci anche su un altro punto. Si sa, i media nell’informazione moderna, sono essenziali. Si crede a ciò che è scritto sul giornale anche se- più volte è successo- nella stessa giornata si trovano versioni a volte discordanti o addirittura opposte riguardo uno stesso argomento. Molte volte poi, se la fonte è errata, si rischia di fare un gran pasticcio. Ultimo esempio, il caso Scognamiglio.
Era uscito nel pomeriggio di ieri come terzo nome della lista che l'UCI ha deciso di diramare a pochi giorni dal via del 93esimo Giro d'Italia: difatti il presidente della FCI aveva nominato Carlo Scognamiglio all'agenzia Italpress come secondo italiano coinvolto nell'affaire dei valori anomali del passaporto biologico. Appresa la notizia, ed accertata con l'UCI l'infondatezza della stessa, la replica di Angelo Citracca, team manager della ISD-Neri, la società per la quale Scognamiglio è tesserato, non s'è fatta attendere. “.. Scognamiglio, da quest'anno in forza alla ISD, non ha mai ricevuto comunicazione alcuna circa presunte irregolarità riguardanti il passaporto biologico, né, tantomeno, la società in questione. Quanto dichiarato dal presidente della FCI, nonchè, vicepresidente UCI, Renato Di Rocco all'agenzia Italpress è privo di qualsivoglia fondamento, ed ha recato danno non solo all'atleta ingiustamente chiamato in causa, ma, altresì, all'intero team.”
A tal riguardo la squadra ha già dato il via ad azioni legali per tutelare questo enorme e grave “sbaglio”.
Non è un fatto da tralasciare questo, ma sottolinea come nel ciclismo di oggi, è importante avere uno scoop prima di accertarsi che lo sia davvero. In questo caso si è trattato di un grosso errore…ma andatelo a dire al ragazzo, al team…
Sappiamo spesso che le rettifiche vengono lette solo in parte e quando la dignità, l’onore e la reputazione di una persona – perché il ciclista è una persona dobbiamo ricordarcelo- vengono minate il danno è già stato fatto. E mettere assieme i cocci è sempre più difficile.
Povero ciclismo. Ci risiamo.
(I.L.)
COMMENTI
SCRIVI IL TUO COMMENTOCara Ilenia, cari amici, E' vero, si rimane sempre sconvolti da determinate notizie che, tra l'altro, hanno la "casualità" della notifica una settimana prima dei grandi eventi. Poi, se è vera la presunzione di innocenza fino alla non dimostrazione dell'illecito, perché fermare l'atleta? Sappiamo benissimo che basta un pranzo o una cena fatti leggermente fuori dai canoni per "sballare" alcuni valori, quindi capisco ancora meno il provvedimento. E ancor meno se penso che Valverde continua a vincere nonostante sia stato acclarato anche dal TAS che ha fatto uso di pratiche illecite. Siamo alle solite, due pesi e due misure. Intanto noi appassionati veniamo ancora bidonati sì dai media, ma anche da chi dovrebbe tutelare il ciclismo, che impiega nove mesi e arriva sempre poco prima del grande evento. Saluti,